“U Surcu” (il Solco)

Sono stato fortunato. La mia infanzia, oltre che dalla serenità e dall’amore della mia famiglia, è stata caratterizzata da speciali esperienze “bucoliche”.

Mio nonno, mia nonna e mio zio materni spesso mi portavano con loro in campagna. Io ero contento di andarci, in particolare quando me lo dicevano prima, perché così il viaggio me lo prefiguravo come un’avventura. Sovente, specie nella stagione estiva, si andava a piedi, si partiva dal paese e si scendeva verso la fiumara e, quando l’acqua lo permetteva, la si attraversava balzando da una pietra all’altra, stando attenti a non cadere. Ogni volta era una storia d’amore con la natura, facevo nuove scoperte, nuovi animaletti, piante, fiori, profumi, panorami.

E poi si giungeva a destinazione. E lì avveniva il miracolo dell’insegnamento. Erano parole ed erano silenzi, ma tutto avveniva secondo un ordine naturale e prestabilito. Ed io dovevo solo prestare attenzione e capire, poco alla volta.

Mi ricordo mio nonno Paolo mentre, già anziano, zappava con impeto giovanile una parte dell’appezzamento, quella coltivata ad orto. Creava una stretta e lunga fenditura che definiva in dialetto “u surcu” (il solco), vi metteva a dimora le sementi e poi vi faceva scorrere l’acqua, però governandola secondo il giusto, in modo che non fosse ne poca, ne troppa.

Mi piaceva osservare l’acqua che piano piano allagava “u surcu” fino a riempirlo del tutto ed a farlo quasi scomparire. E mi piaceva pensare che “u surcu” fosse una valle alta e stretta e l’acqua un fiume non placido ma furioso che divideva le due sponde, tra loro separate e irraggiungibili.

Ed era allora che l’insegnamento che mi era stato impartito con amore maieutico e costanza si materializzava in un atto concreto. Una foglia verde e rigogliosa nelle mie mani diventava una barchetta che salpava da una sponda e approdava sicura all’altra.

Ancora oggi penso al “surcu”, all’acqua ed alla foglia che collegava le due sponde. Io solo così intendo i solchi della vita, ossia come un luogo fisico, ma anche ideale, in cui l’acqua e la foglia, se governati da giustizia, equilibrio e amore, consentono di unire le ripe opposte.

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