Un artista, una tela, la nascita dell’emozione: omaggio a Paleocrio

Non sono un esperto di pittura e conservo nel mio modesto bagaglio culturale solo poche e scolastiche nozioni.

Con il passare del tempo e l’avanzare della maturità (mi spaventa dire dell’età…) mi sono sforzato di dare più spazio alle emozioni perché ho percepito nitidamente che mi fanno stare bene.

Ad esempio ho capito che guardare una tela che mi piace, scrutarla nella sua totalità espressiva da vicino e da lontano, indagarne i particolari cercando di cogliere i colori, le sfumature, le ombre, le luci, tentare di afferrare il sentimento dell’artista, il suo spirito e il messaggio autentico, magari abilmente nascosti e per questo eroticamente intriganti, mi procura emozione.
Se poi la tela mi piace molto, anzi moltissimo, l’emozione originaria si trasforma in una successione di emozioni, piacevolissima e intensa, quasi orgastica.

E proprio questo è quanto mi succede quando guardo, anzi mi immergo nel tratto di Leonardo Caprio, detto Paleocrio, un grande artista italiano contemporaneo che sa coniugare con sapienza e mestiere le tecniche pittoriche antiche e moderne con elementi di puro simbolismo, di esoterismo e di ermetismo, che sono figli naturali della Tradizione a cui Paleocrio si ispira e da cui si sforza di essere contaminato.
Il tratto di Paleocrio è iniziatico, intimo e va diritto al centro dell’anima, scaldandola ed emozionandola. E dall’anima torna indietro, illuminando l’opera d’arte come una cometa che squarcia il buio di una profonda caverna.

Le emozioni contribuiscono efficacemente alla costruzione della cattedrale coscienziale di un uomo ed è bello incontrare, come è capitato a me, un artista che incarna alla perfezione il proprio canone interiore ed esteriore di bellezza.

Paleocrio “Interno alchemico”, olio su tela.

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