Una donna trattata da bestia: Ilaria Salis

Stamane, a Budapest, si è tenuta la prima udienza del processo alla nostra giovane connazionale Ilaria Salis, maestra elementare monzese accusata dalle autorità magiare di (presunti) atti di terrorismo di matrice politica.

Un post non è un’aula processuale, non si puó giudicare sui social se Ilaria è innocente o colpevole e, infine, le autorità giurisdizionali ungheresi sono sovrane e vanno rispettate.

Peró, c’è un peró che da oggi cambia radicalmente questo caso e le sue implicazioni giuridiche e geopolitiche: Ilaria è entrata in aula con le manette ai polsi e i ceppi ai piedi. Una poliziotta l’ha trascinata con una catena, attaccata ad un cinturone di cuoio che le ha cinto il ventre, mentre un altro poliziotto in passamontagna e tenuta antisommossa seguiva entrambe.

L’immagine è francamente sconcertante, ha un sapore medioevale, persino macabramente circense.

Ha ragione Vittorio Macioce, che su “il Giornale” ha scritto che il dovere dell’Italia è riportare a casa Ilaria. E’ una questione di civiltà, di diritti inalienabili, di tutela dei valori occidentali ed europei, di cui pure l’Ungheria fa parte.

Sono princìpi senza tempo e senza limiti, valgono sempre, a destra, al centro ed a sinistra. Si chiamano Fratellanza, Tolleranza, Libertà.

Bene ha fatto, perció, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, finalmente attento al grido d’aiuto di Roberto, il papà di Ilaria, a chiedere al governo ungherese un impegno rigoroso sulla situazione di Ilaria e di garantire il rispetto della sua dignità umana. Bene ha fatto anche a convocare l’ambasciatore ungherese a Roma ed a chiedere al nostro ambasciatore a Budapest di protestare nei modi dovuti.

Dopo le immagini tragiche di stamane tocca all’Italia.

Se, e ribadisco se, un italiano commette un reato in terra straniera, è doveroso che venga processato e punito, ma in modo giusto e con le dovute garanzie. Uguali a quelle che l’Italia presta a tutti gli uomini e le donne, senza guardare al tipo di reato, alla nazionalità e al colore della pelle, che si imbattono per qualsiasi motivo nella giustizia italiana.

Mai nessuna donna e nessun uomo deve essere portato in tribunale con ceppi a polsi e piedi e al guinzaglio. Siamo uomini, non bestie.

L’Italia si desti e si faccia sentire. E riporti Ilaria in patria.

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